Lungo la golena

REPORTAGE

Photos Simon di Principe

Text Matteo Fontana

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La parola várzea si riferisce al terreno geografico delle aree alluvionali, dove per la prima volta si giocò a calcio in Brasile, al tramontare del 1800. È diventata una parola associata al futebol autentico e dilettantistico verdeoro. Simon di Principe ha viaggiato per sei mesi lungo la golena, al di là da fiume, alla scoperta del gioco dei tanti. Il suo reportage è raccolto nel libro "Várzea".

Lungo la golena, di là dal fiume, risuona il ritmo di una canzone di Jorge Ben: “Moro num país tropical / Abençoado por Deus / E bonito por natureza (mas que beleza) / Em fevereiro (em fevereiro) / Tem carnaval (tem carnaval)”.

La golena la chiamano várzea. Uno spazio piano, ai margini di una riva, nell’Eden del calcio.

In un paese come il Brasile, in cui la religione si incrocia con i riti misterici, il mito, inteso come racconto, pervade ogni istante della vita. Il calcio, così, diventa un viaggio spirituale: Dio diede il pallone ai paulisti, ai carioca, ai gaúchos, a tutti i figli di quella terra grande che Pedro Álvares Cabral scoprì, al principio del XVI secolo.

Passarono quattrocento anni e dalla Gran Bretagna arrivarono delle ditte per progettare ferrovie.

Ci lavoravano degli ingegneri che con sé portavano i dogmi di uno sport che, da loro, era già una legge da osservare quotidianamente: il football. In portoghese, futebol. I brasiliani lo trasformarono nel jogo bonito, qualcosa che andava oltre il concetto del Beautiful game. Era la festa, era il divertimento. Erano quelle parole di Jorge Ben: “Vivo in un paese tropicale / Benedetto da Dio / E bello per natura (ma che bellezza) / A febbraio (a febbraio) / C'è un carnevale (c'è un carnevale)”. Il carnevale del futebol, però, non è fatto soltanto dei cinque titoli mondiali vinti dal Brasile, dalla Coppa Rimet per sempre auriverde, eppure rubata e mai più ritrovata, come fosse destinata a una maledizione rotonda. Non è soltanto O Rey, Edson Arantes do Nascimento detto Pelé, oppure

O Galinho, Arthur Antunes Coimbra Zico, e nemmeno O Doutor, Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, la Trimurti della Bellezza, l’Empireo cui possono accedere soltanto giocatori che sono entità, per metà uomini, per metà emanazioni divine.

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È la várzea, il futebol, il luogo in cui il calcio rinasce ogni giorno. Lungo la golena. Sulla terra battuta. Di là dal fiume. Nel basket USA hanno i playground con i loro eroi, le anime perdute che si sfidano tra canestri fatti di catene.

Ma qui non c’è bisogno di una strada. Bastano la bola e un campo, ricavato dove la natura lo consente e il cemento si allontana. La várzea è nata con il futebol. Per molti versi, l’ha preceduto. Lungo la golena, di là da fiume, è il gioco dei tanti, come non l’avevano saputo immaginare neppure gli ingegneri delle ferrovie britanniche che avevano tracciato sulla mappa del Brasile i sentieri che avrebbero attraversato i cavalli di ferro con cui sarebbero stati alimentati i commerci, per una ricchezza destinata a rendere opulente le vite di una minoranza, un’élite che, però, non avrebbe mai conosciuto la musicalità libera della várzea: "Sou um menino de mentalidade mediana / Mas assim mesmo, feliz da vida / Pois eu não devo nada a ninguém / Pois eu sou feliz / Muito feliz comigo mesmo", senti di nuovo Jorge Ben. Eccola, la poetica della golena. Eccola, la várzea do futebol. Su quei campi si realizza la profezia dei versi di Ben: "Sono un ragazzo dalla mente semplice / Sono me stesso, felice della vita / Non devo niente a nessuno / Per essere felice / Molto felice con me stesso". Chi li ha visti, i giocatori che compiono infiniti dribbling sulla várzea, lungo la golena, di là dal fiume e tra gli alberi, sa esattamente di cosa stia parlando.

È un calcio apocrifo, in cui regole ed eccezioni finiscono per coincidere. L’invenzione è lo schema e, allo stesso modo, lo schema è l’invenzione.

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Se qualcuno vuole capire davvero lo stile di vita brasiliano, prenda posto attorno a questi terreni piatti, circondati da recinzioni intrecciate per proteggerli dai malefici del mondo di fuori. Dentro la várzea conta soltanto chi sei, non che cos’hai. Il futebol fuorilegge, da praticare senza pensare alle linee del fallo laterale o a quella che segna il fondo. Eppure tutto ha bisogno di una norma, persino l’improvvisazione. Ci hanno spiegato che il jazz non ne ha, ma alla fine anche Charlie Parker, Miles Davis e John Coltrane seguivano una forma, non trovate?

Nella várzea il discorso è identico. Sono in migliaia, in tutto il Brasile, i giocatori, che in Europa sarebbero chiamati "amatori", che danno vita a partite che non vorresti vedere finire mai. Ancora le parole fatate di Ben: "Mas assim mesmo lá em casa / Todos meus amigos, meus camaradinhas me respeitam / Essa é a razão da simpatia / Do poder, do algo mais e da alegria". Jorge Duilio Lima Menezes, questo il suo nome all’anagrafe, uno dei più grandi compositori di Rio de Janeiro. Appassionato del calcio, tifoso del Flamengo, nella canzone più volte citata, intitolata "País tropical", che è il suggerimento musicale da ascoltare in sottofondo guardando le foto di una partita alla várzea, pare descrivere la passione che accompagna quelli che ci giocano: "Anche lì a casa / Tutti i miei amici, i miei piccoli compagni mi rispettano / Questa è la ragione della simpatia / del potere, di qualcosa di più e dell’allegria". La vita è una sfida lungo la golena, di là dal fiume. Essere Zico dentro la várzea, un numero 10 per far innamorare gli occhi di Jorge Ben: "Ele tem uma dinâmica física, rica e rítmica; seus reflexos lúcidos, lançamentos, dribles desconcertantes, chutes maliciosos são como flashes eletrizantes", le parole per raccontare O Galinho, principe regnante alla Gávea. Lungo la golena, ce ne sono tanti che sanno ripetere lo stesso incanto: "Aveva un modo di muoversi fisico, ricco e ritmato; i suoi riflessi lucidi, i lanci, i suoi dribbling sconcertanti, i suoi tiri maliziosi come lampi elettrizzanti".

 

Andate alla várzea. Soltanto lì capirete.

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Le foto sono di Simon di Principe

Instagram: @simondiprincipe

È possibile acquistare una copia di "Várzeacliccando QUI

Il testo è di Matteo Fontana

Twitter @teofontana

Instagram @matteofontana1976

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