Velocità, fango, gloria
Tony Cairoli è il signore del motocross: fango e buche, salite e discese, questo è il suo pane. A quasi 34 anni insegue, quest’anno, il suo decimo titolo mondiale in carriera, che gli permetterebbe di eguagliare l’epico record fatto segnare dal belga Stefan Everts. Per quanto poco meno che ignorato dai media, e consapevole del ricambio generazionale che comincia incalzare, Tony si prepara ad entrare nel mito.

Non è un born to run qualsiasi, Tony Cairoli. Corre sì, lui, ma non lo fa sull’asfalto liscio dei circuiti, aguzzando le curve sulle sponde dei cordoli. Nessuna strada piatta, per il signore del motocross: fango e buche, salite e discese, questo è il suo pane. Quest’anno Cairoli insegue il decimo titolo mondiale in carriera.

Come Valentino Rossi, con una differenza grande: il Dottore, in Italia e fuori, lo conoscono tutti. Tony, invece, è una figura di culto per una nicchia di appassionati. Poco male, in realtà: la leggenda si scrive anche così.

Andrea Dovizioso, uno dei maggiori campioni della Moto GP, non ha nascosto l’ammirazione per Cairoli: "È una vera libidine vederlo guidare", ha detto. Claudio De Carli, team manager della Red Bull KTM Factory Racing, la scuderia in cui Tony si è consacrato, ha spiegato, in un’intervista rilasciata a "Panorama": "Quando è arrivato da noi non aveva ancora partecipato a un mondiale. Era ancora un pilota junior. Correva nei campionati regionali e nazionali.

L’ho visto e mi è piaciuto subito. Ho deciso di investire su di lui e non avrei potuto fare scelta migliore.

Ha imparato presto come allenarsi e migliorarsi. Seguendo le nostre istruzioni, ma aggiungendo di volta in volta del suo. È un campione, non poteva andare diversamente. I sacrifici che fa da anni l’hanno portato a raggiungere un livello esagerato. Da fuoriclasse". L’inizio di stagione di Cairoli è stato deflagrante: ha vinto quattro dei primi cinque Gran Premi. Il suo rivale più accreditato, lo sloveno Tim Gajser, ha un distacco di 40 punti, mentre la sorte ha tagliato fuori dalla corsa Jeffrey Herlings, l’olandese che si è imposto nel mondiale 2018.

Herlings si è infortunato gravemente a un piede a dicembre e da poco si è fatto rivedere nel paddock, ma ancora

in condizioni fisiche inadeguate a riprendere a gareggiare. Tutto fa pensare che per Tony si sia aperta la via al raggiungimento dell’ennesimo titolo, che sarebbe l’ulteriore coronamento di un percorso strabiliante, per quanto poco meno che ignorato dai media, per nulla interessati al motocross. De Carli non nega le difficoltà che ci sono nell’attirare visibilità per il movimento: "È uno sport che sta crescendo molto, questo è indubbio, e il merito è soprattutto suo, di Tony, che con le sue vittorie sta raccogliendo l’interesse anche di chi non ci ha mai seguito da vicino. Abbiamo però bisogno di più visibilità, gli organizzatori devono promuovere meglio questo sport. Abbiamo la fortuna di poter contare su un campione del genere, non capita tutti i giorni, sarebbe un’opportunità da sfruttare. Sarà difficile che si ripetano condizioni così favorevoli". Pensare che Cairoli possa "sdoganare" il motocross nell’immaginario comune è un teorema in odore di chimera, ma intanto restano le imprese compiute, i traguardi raggiunti e una familiarità che, poco per volta, aumenta, nell’attenzione della gente.

Tony, di nome, all’anagrafe fa Antonio. Viene dalla Sicilia, è nato a Patti, in provincia di Messina, nel 1985.

C’è un modo semplice per capire la sua vocazione: leggere il libro autobiografico che ha scritto. Il titolo è icastico e dice molto più di tante parole: "Velocità Fango Gloria". Sottotitolo: "La mia vita per il motocross". E il suo contatto con quel mondo, come per ogni straordinario fuoriclasse, ha avuto i contorni della predestinazione: "Quando era giovane – racconta Tony sul suo personale sito web – mio padre Benedetto aveva una Vespa e una Lambretta ed era sempre a fare sfide di velocità per le strade intorno a Patti. Nessuno riusciva a batterlo e una volta gli proposero di gareggiare sul serio, in pista. Ma nonno Antonio gli vietò categoricamente di correre e ci rimase malissimo. Così ha trasmesso a me la sua passione per le moto: sono il primo figlio maschio (ho tre sorelle più grandi, Antonina, Mara e Sara). A quattro anni mi ha messo su una italjet 50 da minicross, e nel pistino davanti casa ci giravo per ore". Da quegli idilliaci giorni nella cara Sicilia, l’avanzata di Cairoli è stata inarrestabile. Le prime vittorie già a sette anni, l’approdo, da adolescente, al mondiale 125, e la svolta che avviene del 2003, con il passaggio nel team di De Carli. Tony si trasferisce, va a vivere a Roma. Lascia la sua terra, cresce, diventa grande, e poi grandissimo. Il mezzo che guida cambia: da una Yamaha alla KTM. I risultati, al contrario, rimangono inalterati. Il mondiale del 2005 in MX2, dominato ininterrottamente, è l’abbrivio a una serie di trionfi che non accenna ad esaurirsi. Dal 2009 al 2013, Tony ha infilato cinque vittorie consecutive in MX1, per poi avanzare in MXGP, una categoria in cui ha conquistato due titoli, con il terzo che pare davvero in arrivo nei prossimi mesi. 

In questi anni, Cairoli ha ottenuto continui riconoscimenti al merito sportivo dalle istituzioni nazionali italiane. Il culmine è stato il Collare d’Oro che per due volte, nel 2014 e nel 2017, gli ha conferito il CONI.

Tony, adesso, è pronto per entrare nel mito: il decimo successo mondiale gli permetterebbe di eguagliare un record epico per il motocross, quello fatto segnare dal belga Stefan Everts, che anche per i suoi 101 Gran Premi (con 165 piazzamenti sul podio) vinti è nell’Olimpo di questo sport. Cairoli si prepara ad affiancarlo, consapevole del ricambio generazionale che comincia ad incalzare, con il sempre più vicino ingresso in MXGP di Jorge Prado, il nuovo fenomeno spagnolo che sta comandando in MX2 e che, da teenager, già si candida a raccogliere il lascito di Tony, dopo averlo sconfitto. Così va dappertutto, e nel mondo del motocross, che è tutto un saliscendi, e non soltanto in senso figurato, anche di più. Per adesso, comunque, Cairoli ha in testa solamente la prossima gara: domenica la sfida è in programma ad Águeda in Portogallo.

 

La specialità della casa è sempre quella: velocità, fango, gloria. 

Matteo Fontana

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