Spice Girls, Spice Boys
Nell'Inghilterra degli anni '90 c'erano le Spice Girls, frizzanti vestali di uno stile di vita. E poi c'erano gli Spice Boys, i pupi di Alex Ferguson che giocavano nel Manchester United. In una Bretagna sempre più Grande, stavano per accedere alla gloria.

Detto – piuttosto, cantato – e fatto. Erano gli anni ’90, baby, e quelle ragazze ti invitavano a mettere del pepe nella tua vita. Chi c’era non potrà mai dimenticare. Il britpop aveva invaso il mondo, gli Oasis erano i nuovi Beatles, sosteneva qualcuno, i Blur conquistavano l’hit parade. La voce di Thom York avrebbe sconvolto la musica con un disco, "Ok computer", che trasformò i Radiohead non in una semplice band di successo, ma in una scuola filosofica, la Stoà di una generazione. La bittersweet simphony dei Verve si prese l’eternità. C’era un posto migliore da sognare, diverso da quella Gran Bretagna che non era mai stata così vicina, con i voli low cost che rendevano Londra più accessibile di un quartiere di confine?

Nel 1997 le Spice Girls erano le frizzanti vestali di uno stile di vita: "Spice up your life", appunto. E poi c’erano gli Spice Boys. Pure loro vicini a prendersi la fama internazionale, anche se non lo potevano sapere. Erano i "pupi" di Alex Ferguson e giocavano nel Manchester United.

L’ondata del New Labour di Tony Blair doveva ancora partire quando, era il 1992, vinsero la FA Youth Cup. Al numero 10 di Downing Street risiedeva John Major, dopo che una frattura tra i Conservatori aveva spodestato Margaret Tatcher. I Tories, e il Governo, erano, dal novembre del 1990, nelle sue mani: John Major era un signore elegante con la silhouette di un maggiordomo dell’aristocrazia terriera del Sussex. Presto il suo nome sarebbe finito tra gli anticaglie dei Ninenties, mentre avrebbero risaltato quei giovanotti che furono ribattezzati "The class of ‘92". David Beckham, Paul Scholes, Ryan Giggs, Nicky Butt, i fratelli Phil e Gary Neville: in una Bretagna sempre più Grande, stavano per accedere alla gloria. A distanza di un paio di decenni abbondanti è facile dare per acquisite le vicende dell’epoca, come se tutto fosse stato un disegno ordinario. Non fu così, perché l’Inghilterra era appena uscita dalla lunga squalifica dalle coppe europee determinata dalla tragedia dell’Heysel. Proprio il Manchester United, al rientro, avvenuto nel 1991, aveva centrato un’immediata vittoria, alzando la Coppa delle Coppe, sconfiggendo in finale il Barcellona. Da finale a finale, dal Barcellona a Barcellona (dove, nel 1999, i Red Devils vinsero la Coppa dei Campioni), il destino si compì, e intanto il Regno Unito era al picco del glamour, era rock e moda, plastica e oro, bulli e gentiluomini, un magnete dalla forza attrattiva più forte di quella esercitata dal monolite kubrickiano di "2001: Odissea nello spazio". Non era la rivolta del punk: era molto di più.

E, nel calcio, i Boys dello United interpretarono il suono che li circondava rendendolo immaginifico.

Poi a tutti rimane in testa una cosa: David Beckham, la star più in voga della classe del ’92, che si fidanza, e dopo si sposa, con Victoria Adams, la più trendy delle Spice Girls. Insieme a lei, nel gruppo c’erano Geri Halliwell, Emma Bunton, Melanie Brown e Melanie Chisholm. Nell’ordine, dalla Adams in poi: Posh, Ginger, Baby, Scary e Sporty Spice.

Furono la colonna sonora del Blairismo e del boom planetario del Manchester United, che in quel periodo si trasformò in marchio di successo. La globalizzazione era in arrivo, la Premier League irrompeva sugli schermi di ogni continente.

In Italia anche i calciofili che non digerivano la "perfida Albione" prendevano confidenza con il Chelsea di Gianluca Vialli e Gianfranco Zola, o con il Middlesbrough che aveva ingaggiato, ricoprendolo di soldi, Fabrizio Ravanelli, fresco campione

d’ Europa con la Juventus. Tutto era sul punto di cambiare, nei costumi e nei consumi. Nulla di più naturale che fosse il Girl Power ad anticipare il corso degli eventi. Niente di più ovvio della coppia formata da Becks e Victoria. Lui, il giocatore dal look sempre innovativo, l’ala destra dai cross aguzzi quanto i "tagli" di Lucio Fontana, il genio visionario capace di segnare da metà campo in una partita contro il Wimbledon. Lei, eterea e sensuale, le gambe più amate d’Inghilterra, dopo quelle del suo boyfriend. In realtà, compì presto il sorpasso, perché Beckham finì per essere l’obiettivo di un assalto mediatico che fu precursore del periodo oscuro degli haters. Al Mondiale francese del 1998 sferrò un calcetto di reazione a Diego Simeone, in un elettrico ottavo di finale con l’Argentina. Venne espulso e la nazionale inglese, dopo una tenace resistenza, fu eliminata ai rigori e i tabloid, il giorno dopo, titolarono: "Dieci eroi e un asino". Passarono tre anni prima che arrivasse il perdono, ottenuto grazie a un gol all’ultimo minuto, nella decisiva partita di qualificazione a un altro Mondiale – quello del 2002 e dell’organizzazione congiunta tra Corea del Sud e Giappone –, disputata a Old Trafford, la sua Betlemme, con la Grecia. Una punizione potente quanto una saetta e precisa come un astrolabio diede all’Inghilterra il pari e il "pass" che mancava. Stavolta i giornali popolari usarono un’altra espressione per descrivere Becks: "Goldenballs". 

Non servono traduzioni.

Nel 2001 le Spice Girls si erano già separate, dopo aver infilato una serie di pezzi di cassetta che le avevano rese multimilionarie, da "Wannabe" a "What do you think you are", da "Mama" a, ovviamente "Spice up your life" e a "Too much or nothing". Erano state protagoniste di un film, avevano creato la scena burlesque e vivacissima delle girl bands, un copyright ampiamente ripreso (fecero fortuna le All Saint, le Sugababes, le Atomic Kitten, e l’elenco si potrebbe agevolmente dilatare). Avevano iniziato carriere da soliste, oppure si erano sposate.

Il 4 luglio 1999 Victoria Adams, in una sfarzosa cerimonia che si era tenuta al castello di Luttrellstown, fuori Dublino, era convocata a nozze con David Beckham. Era stato, quello, un anno indimenticabile. Il Manchester United si era aggiudicando un formidabile treble, vincendo il campionato, la FA Cup e, soprattutto, la Coppa dei Campioni, dopo aver rovesciato, oltre l’orlo del 90’, la finale con il Bayern Monaco: da due calci d’angolo battuti da Becks erano nati i gol di Teddy Sheringam e Ole-Gunnar Solskjaer che avevano siglato uno dei risultati più clamorosi di sempre. In campo c’erano quattro componenti della classe del ’92: con Beckham, Ryan Giggs, Nicky Butt e Gary Neville. Phil era in panchina, mentre Paul Scholes era fuori per squalifica.

In quattro erano rimaste le Spice Girls: Geri Halliwell aveva deciso per prima di staccarsi dal gruppo già nell’estate del 1998. La salutarono con l’ennesimo singolo di straordinario successo, "Goodbye", che a Natale era al numero uno delle classifiche: era la loro terza canzone che arrivava tanto in alto, un record che, prima di loro, solamente i Beatles avevano ottenuto.

Nel frattempo, il Manchester United aveva vinto la la Coppa Intercontinentale. Il passaggio al nuovo millennio fu una marcia trionfale per i coniugi Beckham, per le Spice Girls e per gli Spice Boys di Old Trafford.

 

La sterlina veleggiava con la sicurezza altera di un ammiraglio della marina britannica attraverso gli oceani del mondo nuovo che stava nascendo tra le contestazioni di piazza. In America migliaia di giovani avevano protestato in mezzo agli scontri di Seattle. Le manifestazioni si estesero presto all’Europa, nella lotta diffusa – e ineluttabilmente perduta – contro il capitalismo speculativo. Era l’annuncio di anni tribolati. La musica stava per finire, insieme alla spensieratezza.  

L’ottimismo di Blair si schiantò con la guerra in Iraq e l’appoggio agli Stati Uniti di George W. Bush. L’attacco terroristico alle Twin Towers di New York aveva annientato la fiducia e fatto germogliare la pianta letale dell’odio. Londra era ancora swinging, ma i tempi del Girl Power scemavano, mentre David Beckham si era tagliato i capelli e non aveva più quel ciuffo biondo che lo rendeva subito riconoscibile. Gli Oasis si sarebbero sciolti, i Verve l’avevano già fatto, i Radiohead non avrebbero mai più realizzato un disco appena avvicinabile all’alienante perfezione di "Ok computer".

 

Era arrivato il momento di crescere, ma nessuno poteva pensare che un giorno la parola più discussa in Gran Bretagna sarebbe stata "Brexit". Ad avere la macchina del tempo, le Spice ci avrebbero tirato fuori una canzone dance e i ragazzi della classe del ’92 se ne sarebbero liberati con l’ennesimo cross decisivo di Becks.

Matteo Fontana

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