Thug life
Rose Namajunas ha sempre trovato il suo habitat naturale dietro le linee nemiche. In terra ostile. Ancor di più lo sarà stavolta, alla Jeunesse Arena di Rio de Janeiro. Domani sfiderà Jessica Andrade per il titolo UFC dei pesi paglia. Nell’anello di fuoco c’è entrata spesso, Rose. Può essersi scottata, a volte, ma la paura non le ha mai fatto male.  Sarà così di nuovo, nella notte carioca.

Era una bambina figlia di genitori lituani, nata a Milwaukee. Suo padre soffriva di schizofrenia, e la sua infanzia è stata complicata, un duello con il disturbo mentale che affliggeva la prima, e più importante, figura maschile della sua vita. Rose ha imparato presto che cosa significhi lottare, non farsi mai mettere sotto.

Ci hanno provato, a dirle che doveva stare al suo posto. È successo dentro e fuori dal ring. Non l’hanno spezzata. Basta guardare i filmati della conferenza che ha anticipato l’incontro in cui ha conquistato la corona.

Davanti c’era Joanna Jędrzejczyk, la campionessa che veniva da nove difese consecutive del titolo.

Una dura che, dopo la "pesata", l’aveva affrontata, sbeffeggiandola per gettarle addosso l’ombra dell’insicurezza.

La Jędrzejczyk, trattenuta da un bodyguard dell’organizzazione, si era tolta gli occhiali da sole con cui si era teatralmente presentata all’evento e le aveva scagliato contro frasi  da bulla. Lei, Rose, era rimasta impassibile. L’aveva imparato presto, quando era entrata in palestra, a cinque anni, per praticare il taekwondo.

Le arti marziali sono divenute la sua filosofia, qualcosa che va oltre lo spirito del combattimento.

Per questo non badava a quello che tutti dicevano a proposito del match con la Jędrzejczyk. Che avrebbe perso, che non aveva speranza contro l’imbattuta rivale. Al Madison Square Garden di New York, il 4 novembre 2017, Rose Namajunas vinse al primo round: un ko folgorante, quello con cui atterrò la Jędrzejczyk, stesa da una combinazione di colpi che ne annientarono la prepotenza. In questo modo la Namajunas si è presa non soltanto il titolo, ma l’intera gloria della UFC. Quando, pochi mesi dopo, il 7 aprile del 2018, ha sconfitto di nuovo la Jędrzejczyk, nessuno si è azzardato a negare il fatto che la più forte fosse lei.

La chiamano "Thug Rose". Teppista Rose. Il soprannome se lo porta appresso fin da bimba: "Me l’hanno dato gli amici del mio quartiere. Quando ero piccola, ero l’unica ragazza bianca, ed ero più minuta di tutti. Per qualche ragione ero la più dura. Senza paura, no? Mi hanno soprannominato così per l’espressione intimidatoria che avevo sempre sulla mia faccia", ha raccontato la Namajunas in un’intervista del 2013. La Teppista ne ha fatta di strada dai sobborghi di Milwaukee. Ha affrontato le cadute, come il giorno in cui fu sconfitta da Karolina Kowalkiewicz in un incontro preliminare per combattere per il titolo. Il verdetto dei giudici diede la vittoria alla Kowalkiewicz con decisione non unanime e per Rose ci fu comunque da ripartire, alla ricerca di un’altra consacrazione. Il calcio con cui piegò Michelle Waterson fu il grido con cui si presentò di fronte alla Jędrzejczyk.

E con lo stesso furore, adesso, sarà a Rio de Janeiro.

Avrà il fascino della rentrée, quella della Namajunas, in Brasile. La scorsa stagione ha dovuto fermarsi per una frattura vertebrale. Nel frattempo si è affermata la stella di Jessica Andrade, che a settembre ha spedito al tappeto la Kowalkiewicz e ha toccato la soglia delle 19 vittorie in carriera. Un biglietto da visita che le ha garantito la nomination per lo showdown con Thug Rose. La Jeunesse Arena è un gioiello da 15mila posti nella Barra da Tijuca, ha ospitato delle gare alle Olimpiadi del 2016 e concerti di artisti straordinari, da Paul McCartney a Bob Dylan, dagli R.E.M. a Joe Cocker. Sarà tutto contro la Namajunas, con la Andrade che verrà spinta dal suo popolo. Thug Rose sa già che non ci farà caso, come non ha dato bado alle provocazioni che le aveva rivolto la Jędrzejczyk: "Nella vita ho combattuto contro cose peggiori. Le sue parole non mi hanno scalfita. Ero solita combattere con molta rabbia, ma ho imparato che l’amore è una fonte migliore di energia rispetto all’odio", rispose a chi le chiedeva conto delle spacconate della sua avversaria. Quando in poco più di 3’ la regolò, strappandole il titolo dopo averne punita la tracotanza, disse cose semplici: "Nel mondo c’è tanta negatività, là fuori, ovunque si guardi ci sono sempre e solo cose negative. Io sto cercando il più possibile una luce positiva. Non sono affatto perfetta, ma forse scopriremo un modo per rendere questo mondo un posto migliore".

I 52 chili di Rose sono leggeri come il piombo. Il Brasile l’aspetta: le strade che circondano la Jeunesse Arena portano verso l’Oceano Atlantico. La grandezza si misura in onde. Fuori dalla gabbia, la teppista è una sirena.

Matteo Fontana

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