Bentornato zio Giro!
Parte sabato prossimo da Bologna l’edizione numero 102 del Giro d’Italia, corsa che tra legittimi pretendenti e bellicosi outsider si preannuncia quanto mai aperta. Il verdetto sarà scritto come sempre sulle grandi vette alpine ed avrà come palcoscenico quell'Arena di Verona che nel 1984 accolse Francesco Moser come Radamès nella marcia trionfale dell'Aida. 

Un album di famiglia lungo centodieci anni, tutto rosa ovviamente. Per noi italiani, il Giro d’Italia è la carezza dello zio, quello affettuoso, quello che c’è sempre e le ha viste tutte, ma proprio tutte: il ventennio, la tragedia della guerra, la ricostruzione dalle macerie, il boom, la gioventù ribelle, gli anni di piombo, la Milano da bere (e succhiata a suon di mazzette sino al midollo), il sangue delle stragi mafiose, la politica delle televendite, sino ai giorni dello spread.

Un grande romanzo popolare per molti, un caro diario per altri. L’una e l’altra, secondo noi, a seconda di come la si voglia mettere. Tre settimane di corsa, il verdetto all’ultima sulle grandi vette alpine e all’arrivo in quell’Arena di Verona che nel 1984 accolse Francesco Moser come Radamès nella marcia trionfale dell’Aida. Si parte sabato da Bologna con la cronoscalata di San Luca, un tributo al grande Fiorenzo Magni, che nel 1956 salì fino in cima con una clavicola rotta stringendo tra i denti la camera d’aria legata al manubrio della bici per alleviare le pene del dolore.

Il giorno dopo nella tappa di Rapallo Fiorenzo cadde e si fratturò anche l’omero. Era già in ambulanza verso l’ospedale, quando volle scendere e montare in sella alla sua bicicletta. Affrontò poi la tappa del Bondone in una bufera di neve e chiuse quel Giro secondo alle spalle del grande Charly Gaul. Eroismo, a dir poco. Anche quest’anno il percorso toccherà come di consueto luoghi storici della nostra memoria. S’incomincia con Fucecchio, città natale di Indro Montanelli, sarà poi la volta di Vinci, in onore del 500° anniversario di Leonardo, e infine abbraccerà l’Aquila a dieci anni dal sisma.

Perché non dimenticare, fa sempre bene. A settant’anni dalla tappa che consacrò il mito di Fausto Coppi, riavremo (seppur non nella sua versione autentica) la Cuneo-Pinerolo; e poi il Mortirolo, la salita di Marco Pantani.

Un Giro amarcord, tutto italiano dopo l’escursione del 2018 in Terra Promessa. Un Giro quanto mai aperto, duro ma non durissimo, che ai nastri di partenza i gradi di favoriti li mette sulle spalline dello Squalo Vincenzo Nibali, la Farfalla d’Olanda Tom Dumoulin, l’arrampicatore colombiano Miguel Angel Lopez, e l’inglese Simon Yates, la cui crisi patita nel tappone del Colle delle Finestre sgretolò lo scorso anno il suo sogno di portare la maglia rosa a Roma. Pochi giorni fa, una caduta in allenamento ad Andorra ha mandato sul lettino del chirurgo l’astro nascente Egan Bernal, punta di diamante del neonato Team Ineos, la corazzata ex Sky, che propone due enfant terrible, l’inglesino Gheoghegan Hart e il russo di San Donà del Piave Sivakov, fresco vincitore del Tour of the Alps.

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Occhio poi a un outsider come il granitico sloveno Roglic, e a cacciatori di tappe quali il lussemburghese Jungels e il nostro Davidino Formolo, la Roccia della Valpolicella, che alla Liegi ha mostrato gamba e fresca effervescenza. Il percorso è al solito un fil rouge d’insidie e presenta arrivi su tutti i terreni: tappe nervose per gli attaccanti, tre prove contro il tempo non esattamente per specialisti delle lancette, le grandi montagne concentrate all’ultima fatidica settimana, con il tappone del Gavia e Mortirolo a far da spauracchio; non mancheranno le sciabolate tra velocisti, con Elia Viviani che i conti quest’anno dovrà farli con gente come il suo ex compagno alla Quicksetp Gaviria, il canguro Ewans, il francese Demare e il teutonico Ackermann. Una scomoda compagnia. Tutto è quindi pronto e non manca nulla per raccontare e scrivere il capitolo numero 102 di una bella storia.

Sullo sfondo, le immagini di un Paese che avrà pur mille problemi, ma che più bello non si può.

Bentornato zio Giro!

Lorenzo Fabiano

E-mail lorenzo.fabiano@me.com

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