Back in the game

Photos: Giovanni Gallio and Sara Capovilla

Words: Mauro Farina

Translation: Madison Solow

Back in the game
Back in the game

"I dedicated a good part of my life to figure skating: a twenty-year career that can not be forgotten, it clings to you like your favorite dress or the most comfortable pair of shoes that you can’t live without.”

Valentina Marchei has completed an act that nowadays is even more and more rare: she has put herself back in the game.

After twenty years as a protagonist in the individual competition of figure skating, five Italian championships, a fourth place at the 2013 European Championships and participating in the Sochi Olympics in 2014, Valentina will not take part in the individual skating competition at the upcoming Pyeongchang Winter Olympics, in South Korea.

A decision, that to abandon the solo competitions and start all over again in the couples program, that Valentina made four years ago and that demanded courage and dedication. To join her in this Olympic adventure, as he has for four years now, is Ondrej Hotárek, already a bronze medalist for couples skating in the 2013 European Championship.

“Deciding at 28 to jump into a new adventure, albeit alongside a skater in which I knew his experience also because he was my National teammate, is not easy to accept and understand. Especially by those close to me. But I've always been like this: a girl who carried through until the very end, everything she wanted, or felt like doing; aware also, of the possibility of failure.


Ondrej trained at my same rink, and after the Sochi Olympics we started training as a couple almost as a joke. Couples was his speciality, we had the idea of only participating in some exhibition contests. But everything worked so well that it didn't take long to understand it was worth thinking about a common career. Four months after our debut, we became the Italian Champions and shortly after, quarter finalists at the European Championship. In that moment, we were fully aware of our ability to conclude together this four-year period with the goal of the Pyeongchang Olympics.”
 

“Ho dedicato buona parte della mia vita a pattinare da solista: una carriera di vent’anni che non si può dimenticare, ti rimane addosso come il vestito che ti piace di più o le scarpe così comode da non poterne fare a meno.”

Valentina Marchei ha compiuto un gesto al giorno d’oggi sempre più raro: si è rimessa in gioco.

Dopo vent’anni da protagonista nelle competizioni singole del pattinaggio artistico, cinque campionati italiani vinti, un quarto posto agli Europei 2013 e una partecipazione olimpica a Sochi 2014, Valentina non prenderà parte alla gara del singolo di pattinaggio artistico alle ormai imminenti Olimpiadi Invernali di Pyeongchang, in Corea del Sud.

Una decisione, quella di abbandonare le competizioni soliste per ricominciare da capo nel programma di coppia, che Valentina ha preso quattro anni fa e che ha richiesto coraggio e dedizione. Ad affiancarla in questa avventura olimpica, come da ormai quattro anni a questa parte, ci sarà Ondřej Hotárek, già bronzo iridato agli Europei del 2013 nel pattinaggio di coppia.

“Decidere a ventott’anni di buttarsi in una nuova avventura, seppur affiancata da un pattinatore di cui conoscevo l’esperienza anche perché mio compagno di Nazionale, non è facile da accettare e da comprendere, soprattutto da parte di chi ti sta da sempre intorno. Però io sono sempre stata così: una ragazza che ha portato fino in fondo tutto ciò che cercava o si sentiva di fare, consapevole anche della possibilità di fallire.

Ondřej si allenava nella mia stessa pista e dopo l’Olimpiade di Sochi abbiamo cominciato quasi per scherzo ad allenarci in coppia, cioè la sua specialità, con l’idea di fare qualche esibizione estemporanea. Il tutto però funzionava così bene che non ci è voluto molto per capire che valeva la pena pensare a un percorso comune. A quattro mesi dal nostro esordio siamo diventati campioni italiani e poco dopo quarti assoluti agli Europei. In quel momento abbiamo preso la piena consapevolezza di poter puntare a concludere insieme il quadriennio ponendoci come traguardo le Olimpiadi di  Pyeongchang.” 

How did your transition from one discipline to another affect you at a personal level?
Passing from single skating to pair-skating has literally revolutionized my life. Skating so many years as a single made me mature and understand completely what it means to be an athlete, doing it in pairs is making me become a woman.
Ours is a sporting love story that must work, where you learn the art and the value of compromise: if before I was taught to lick my wounds, to motivate and lift myself up. Now I have to be able to cradle the dreams of my partner and he to cradle mine, sharing responsibilities and wiping away all doubts. I learned to be more patient, and to better manage the relationship with another person.


Ice skating is a discipline in which the athlete must constantly run calculations with the possibility of making an error during the execution of the routine. How are you able to not let an eventuality like this affect you?


Ice skating is a discipline made of sockets and levers, if these coincide, I can rise as high as possible in the vault. But the possibility of error is always present and the falls can be frequent. The essential concept to follow is this: to let things go, a rule that we also have as a couple in our personal relationship.
Even if you fall during the course of the routine it’s not written that everything is lost: the important thing is to do one thing at a time, accept the error and focus on the next movement. There have been victories at the Olympics even with mistakes! In skating there is a very important subjective component, that is that of the judges, and that is why every performance makes a history of its own.

Once the curtain has fallen on the Olympics, the season will close with the world championships in Milan at the Assago Forum. The same stage where twenty years ago, as a young girl, you were rejected in the selection to become one of the flower girls (young skaters who collect the flowers thrown from the stands at the end of a performance).


Yes, it's true (she laughs), I was rejected as a flower girl for the European Championships of '98. I started skating at the Assago forum in the now distant ’93: regardless of any decision Ondrej and I will take for our career, finishing this Olympic year close to parents, friends and fans will be the best thing. It will be for us the most worthwhile conclusion: somewhat like returning home after having traveled a long way.

Come ha influito a livello personale questo tuo passaggio da una disciplina a un’altra?
Passare dal pattinaggio singolo al pattinaggio a coppie mi ha letteralmente rivoluzionato la vita. Pattinare tanti anni come singola mi ha fatto maturare e capire fino in fondo cosa vuol dire essere un’atleta, farlo in coppia mi sta facendo diventare donna.
La nostra è una storia d’amore sportiva che deve funzionare per forza, dove impari l’arte e il valore del compromesso: se prima ero portata a leccarmi le ferite, a motivarmi e a risollevarmi da sola, ora devo essere capace di cullare il sogno del mio partner e lui il mio condividendo le responsabilità e buttando tutti i dubbi alle spalle. Ho imparato a essere più paziente, a gestire meglio il rapporto con un’altra persona.

Il pattinaggio artistico su ghiaccio è una disciplina nel quale l’atleta deve costantemente fare i conti con la possibilità di commettere un errore durante l’esecuzione del programma. Come riesci a non farti condizionare un eventualità come questa?
Il pattinaggio è una disciplina fatta di prese e di leve, se queste coincidono io posso salire più in alto possibile nel volteggio. Però la possibilità di errore è sempre presente e le cadute possono essere all’ordine del giorno. Il concetto imprescindibile da seguire è quello di farsi scivolare addosso le cose, regola che ci siamo messi anche come coppia nel nostro rapporto personale.
Anche se si cade durante lo svolgimento di un programma non è detto che tutto sia perduto: l’importante è fare una cosa alla volta, accettare l’errore e concentrarsi sul movimento successivo. Sono state vinte delle Olimpiadi anche con degli errori! Nel pattinaggio esiste una componente soggettiva molto importante che è quella dei giudici, ed è per questo motivo che ogni esibizione fa storia a sé.

Una volta calato il sipario sulle Olimpiadi, la stagione si chiuderà con i campionati mondiali al Forum di Assago.  Lo stesso palcoscenico dove vent’anni fa, da ragazzina, venisti scartata nella selezione per diventare una delle come flower girls  (giovani pattinatrici che raccolgono i fiori lanciati dagli spalti alla fine di un’esibizione ndr.)
Si, è vero (ride), venni scartata come flower girl per i Campionati Europei del ’98. Ho iniziato a pattinare al forum di Assago nell’ormai lontano 93: indipendentemente da qualsiasi decisione prenderemo io e Ondřej per la nostra carriera, finire questo anno olimpico  vicina ai genitori, amici e tifosi sarà la cosa più bella. Sarà per noi la degna conclusione: un po’ come tornare  finalmente a casa dopo aver percorso tanta strada.

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